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Vittorio Emanuele III°

VITTORIO EMANUELE III


Nacque in Napoli in data 11 novembre 1869.

Trascorsi i primi anni fra le tenerezze dell'Augusta Sua Madre, fu poi affidato alle vigili cure di una governante inglese e successivamente ebbe ad istitutore Luigi Morandi che amorosamente coltivò quei sentimenti di lealtà e di franchezza che già germogliavano spontanei nell'animo del giovane principe.

Sul finire del 1881 il Colonnello Osio assume l'ufficio di precettore, iniziando un severissimo programma di studi a norma di quanto già si faceva nei collegi militari e nella scuola di Modena.

Nel quotidiano esercizio di nobili discipline si temprò l'animo di Vittorio Emanuele alla prontezza dell'ubbidienza e all'amore per ogni bellezza che emanava dallo studio delle scienze e della letteratura.

Con sorprendente facilità egli apprese le lingue straniere e assai rapidamente.

I lunghi viaggi di istruzione consolidarono ben presto la già vasta cultura del giovane principe e lo studio della storia, che egli per naturale vocazione prediligeva, inoculò quella saggia curiosità di tutto apprendere, sì che visitando paesi e osservando costumi, la sua mente trovava ovunque argomento per rievocare memorie e dotte citazioni.

Sin dalla giovinezza egli si dedicò alla raccolta di monete medioevali e moderne delle zecche italiane, né questa egli intraprese a puro scopo di studio ma perché intuiva che solo attraverso l'esame di avvenimenti storici, che per la numismatica gli affluivano copiosamente, egli fissava in un quadro ben ordinato tutti gli avvenimenti nazionali e stranieri della storia antica e contemporanea dalla quale si preparava a trarre savii ammaestramenti per il futuro.

Con molto amore egli attese alla pubblicazione di quel "CORPUS NUMMORUM ITALICORUM" opera di valore e di consultazione numismatica non comune.

Il 2 luglio 1900 Vittorio Emanuele III saliva al trono, poco più che trentenne, dopo uno dei più tragici avvenimenti della storia contemporanea per l'esecrando delitto di Monza che lo orbò del Padre amatissimo.

Pur seppe egli imporre al Suo cuore, sopraffatto da un dolore senza conforti, la forza per superare le angosce dell'ora e seppe assumere il governo della nazione in giorni difficili per condizioni politiche.

Il popolo italiano, dedito alle opere del lavoro, aveva già fatto lunghi passi verso il suo assetto economico e procedeva verso un avvenire ricco di promesse, ma le asperrime lotte di classe, fomentate da capipopolo, assertori di redenzione sociale, turbavano il regolare ritmo della nazione con gli scioperi inconsulti e le dimostrazioni della piazza.

Vittorio Emanuele avrebbe voluto porre un freno al dilagare dei falsi principii di libertà che gli accorti sobillatori esaltavano fra le masse, soffiando l'odio contro le patrie istituzioni, ma la sua rigida educazione costituzionale lo portò a tener conto dell'opinione pubblica pur sapendo trovare, per prontezza del suo ingegno, il modo migliore per governare lo Stato.

Cure particolari dedicò alla politica estera.

Nel 1902 fu rinnovato il Trattato della triplice alleanza e, in seguito, Vittorio Emanuele, che aveva fatto sentire il Suo prestigio nella politica delle nazioni europee, fu scelto arbitro nelle vertenze tra l'Inghilterra e il Brasile, fra l'Inghilterra e il Portogallo.

La sua avveduta politica estera, lo scambio di visite coi Sovrani d'Europa, oltre essere un segno della sua personale iniziativa, aveva posto l'Italia fra le potenti nazioni europee.

Nell'interno le grandi calamità che colpirono la nazione lo trovarono sempre presente, vicino al popolo e con questo egli divise lo ore tormentose della sventura.

I superstiti dell'orrendo terremoto calabro-siculo del 1908 ben hanno ricordato la pietosa opera del Sovrano.

Nel 1911, quando la Germania brutalmente impose alla Francia la questione del Marocco, aprendo una nuova crisi europea, apparve evidente non esser possibile rimandare l'occupazione della costa libica.

Si iniziarono allora segretamente i preparativi militari, fu dichiarata la guerra alla Turchia, in pochi giorni Tripoli fu occupata e, poco dopo, anche Bengasi cadde in nostro possesso.

Da qui a poco la seconda guerra mondiale ed i fatti che si conoscono.

Il re abdicò in favore del figlio Umberto II di Savoia il 9 maggio 1946, un mese prima del contestatissimo referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che pose fine al regno dei Savoia a favore della repubblica.

Vittorio Emanuele III morì in esilio ad Alessandria d'Egitto il 28 dicembre 1947, dove si era ritirato con il titolo di "Conte di Pollenzo".


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